E-commerce e IVA in Romania: la domanda che decide tutto
Nel commercio online l’IVA rumena non dipende dal fatturato, dalla nazionalità del cliente o dalla piattaforma utilizzata. Dipende da dove si trova fisicamente la merce nel momento in cui viene venduta. Da questa unica variabile discendono tre scenari, con obblighi radicalmente diversi.
| Scenario | Dove parte la merce | Regime IVA | Registrazione in Romania |
|---|---|---|---|
| Vendita a distanza intra-UE | Da un magazzino in Italia o in un altro Stato membro | IVA dello Stato del consumatore, dichiarata tramite OSS | No |
| Vendita da stock locale | Da un magazzino in Romania | Cessione interna rumena | Sì, dalla prima operazione |
| Vendita di beni importati | Da un Paese terzo, spedizione fino a 150 euro | IOSS, oppure IVA all’importazione | Dipende dal regime scelto e dai flussi |
Il secondo scenario è quello che cambia la vita a un venditore italiano, ed è anche il meno compreso. Basta un pallet lasciato in un magazzino logistico rumeno perché il regime OSS smetta di coprire quelle vendite e nasca l’obbligo di registrazione, senza alcuna soglia.
Prima di entrare nel dettaglio, una precisazione sulle aliquote: dal 1° agosto 2025 l’IVA rumena ordinaria è il 21% e la ridotta l’11%, per effetto della Legge 141/2025 sull’art. 291 del Codice fiscale rumeno. Le vecchie aliquote del 19%, del 9% e del 5% non sono più in vigore, e continuano a comparire in una quantità sorprendente di documentazione in lingua italiana.
Vendite a distanza e soglia dei 10.000 euro
Le vendite a distanza intracomunitarie sono le cessioni a consumatori privati in cui la merce viene spedita da uno Stato membro a un altro. È il caso classico dell’e-commerce italiano che spedisce dall’Italia a clienti rumeni.
La regola europea, recepita nell’art. 278^1 del Codice fiscale rumeno, è la seguente: esiste una soglia unica di 10.000 euro annui, calcolata su tutte le vendite a distanza intracomunitarie e su alcuni servizi digitali considerati insieme, non Stato per Stato. Sotto la soglia si può continuare ad applicare l’IVA del proprio Stato. Sopra, l’imposta è dovuta nello Stato del consumatore.
Un esempio in cifre
Un venditore italiano di articoli per la casa spedisce dall’Italia a consumatori di tre Paesi. Nel 2026 ha realizzato, al 20 maggio, vendite a distanza per 4.500 euro in Germania, 3.200 euro in Francia e 2.100 euro in Romania: totale 9.800 euro.
Il 21 maggio arriva un ordine da Bucarest per 400 euro. La soglia dei 10.000 euro viene superata con quell’ordine, non dal mese successivo. Conseguenze:
- su quell’ordine si applica l’IVA rumena al 21%, cioè 84 euro su un imponibile di 400, e non più l’aliquota italiana;
- da quel momento tutte le vendite a distanza verso consumatori dell’Unione seguono l’aliquota dello Stato di destinazione;
- l’imposta si dichiara e si versa tramite OSS, con dichiarazione trimestrale unica, senza alcuna registrazione in Romania.
Un errore ricorrente è calcolare la soglia per singolo Paese: il venditore dell’esempio, guardando solo i 2.100 euro rumeni, si crede lontanissimo dal limite mentre lo sta superando. Un secondo errore è applicare la nuova aliquota dal periodo successivo, lasciando scoperto l’ordine che ha determinato il superamento.
Tre conseguenze pratiche che vengono regolarmente sottovalutate:
- La soglia è cumulativa su tutta l’Unione. Chi vende in cinque Paesi somma tutto. Un venditore con 3.000 euro in Romania può essere sopra soglia per effetto di quanto vende in Germania.
- Il superamento ha effetto immediato, sull’operazione stessa che lo determina, non dal periodo successivo.
- È possibile optare volontariamente per la tassazione a destino anche restando sotto soglia, scelta che vincola per il periodo previsto dalla normativa.
Superata la soglia — o esercitata l’opzione — le vendite a clienti rumeni scontano l’IVA rumena. A quel punto ci sono due strade: registrarsi ai fini IVA in Romania, oppure usare l’OSS.
OSS: che cosa copre e che cosa non copre
Il regime OSS (One Stop Shop), disciplinato per la Romania dall’art. 315 del Codice fiscale rumeno, consente di dichiarare e versare in un unico Stato membro l’IVA dovuta in tutti gli altri per le vendite a distanza e per determinati servizi. Un venditore italiano si registra all’OSS presso l’Agenzia delle Entrate, presenta una dichiarazione trimestrale unica e versa l’imposta dovuta a ciascuno Stato, Romania inclusa. Nessuna registrazione rumena, nessuna dichiarazione rumena.
È un regime efficiente e, per la maggior parte degli e-commerce che spediscono dall’Italia, è la soluzione corretta. Ha però un perimetro preciso, e fuori da quel perimetro non serve a nulla.
L’OSS copre:
- le vendite a distanza intracomunitarie a consumatori;
- determinate prestazioni di servizi a consumatori in altri Stati membri;
- le cessioni interne facilitate da piattaforme, nei casi previsti.
L’OSS non copre:
- le cessioni interne effettuate da un magazzino situato nello Stato del consumatore;
- le vendite B2B, che seguono le regole ordinarie;
- il trasferimento di beni propri fra Stati membri;
- gli acquisti e l’IVA a monte: l’OSS non consente alcuna detrazione, e l’imposta pagata in Romania si recupera con la procedura di rimborso della direttiva 2008/9/CE.
Quest’ultimo punto merita attenzione. Un venditore in OSS che sostiene costi con IVA rumena — logistica, resi, servizi locali, pubblicità — non li detrae nella dichiarazione OSS: presenta un’istanza di rimborso separata, con tempi e formalità propri. Se i costi rumeni sono rilevanti, il confronto fra OSS e registrazione locale va rifatto sui numeri.
Il magazzino in Romania: dove l’OSS si ferma
Questo è il punto centrale della guida, ed è la ragione per cui molti e-commerce italiani si trovano con posizioni pregresse da sanare.
Nel momento in cui la merce si trova in Romania prima della vendita, la cessione a un cliente rumeno non è più una vendita a distanza: è una cessione interna rumena. Non transita dall’OSS. Richiede una partita IVA rumena, l’applicazione dell’IVA locale e la presentazione delle dichiarazioni rumene, dalla prima operazione e senza soglia.
Le situazioni che producono questo effetto sono più numerose di quanto sembri:
- stock proprio in un magazzino rumeno, di proprietà o affittato;
- merce presso un operatore logistico rumeno che spedisce agli ordini;
- logistica di marketplace con stoccaggio locale;
- merce presso un partner commerciale che la detiene in conto deposito;
- prodotti lavorati in Romania e venduti sul posto.
C’è poi un adempimento che quasi nessuno considera: il trasferimento dei propri beni dall’Italia al magazzino rumeno. Anche se la proprietà non cambia, l’operazione è assimilata a una cessione intracomunitaria in Italia e a un acquisto intracomunitario in Romania. Va dichiarata da entrambi i lati, con codice IVA rumeno attivo, e concorre alla soglia Intrastat.
Chi comincia a stoccare in Romania e si registra tre mesi dopo non ha rinviato una formalità: ha tre mesi di cessioni interne con IVA non applicata, clienti da rifatturare e trasferimenti non dichiarati. Il quadro completo per le società non stabilite è nella guida IVA in Romania per aziende estere.
Marketplace: eMAG, Amazon e il fornitore presunto
Vendere tramite una piattaforma cambia due cose, e non sono quelle che gli operatori si aspettano.
Chi è debitore dell’imposta. La normativa europea considera la piattaforma fornitore presunto in due casi: le vendite a distanza di beni importati di valore intrinseco non superiore a 150 euro, e le cessioni effettuate all’interno dell’Unione da venditori non stabiliti nell’Unione. In queste ipotesi il marketplace applica e versa l’IVA, e la posizione del venditore cambia di conseguenza. Per un venditore italiano che spedisce da un magazzino europeo, invece, la regola del fornitore presunto non si applica: l’IVA resta a suo carico.
Che cosa succede alla merce. È l’aspetto decisivo. Se il programma logistico della piattaforma prevede lo stoccaggio in Romania, il venditore ha merce in Romania — e ricade nello scenario descritto sopra, indipendentemente da chi emette la fattura al consumatore. Nei programmi paneuropei la merce può essere ricollocata fra magazzini di Stati diversi senza una decisione esplicita del venditore, ed è così che nascono le posizioni aperte scoperte anni dopo.
eMAG è il marketplace di riferimento del mercato rumeno e prevede modalità di vendita sia con spedizione dal venditore sia con logistica locale. La differenza fra le due, ai fini IVA, è esattamente quella fra scenario uno e scenario due della tabella iniziale. Prima di attivare la logistica locale conviene sapere che cosa comporta.
Un consiglio operativo che vale per qualunque piattaforma: i report di magazzino della piattaforma sono la fonte primaria per stabilire dove si trovava la merce a ogni vendita. Vanno scaricati e conservati mese per mese, perché a distanza di tempo non sono sempre recuperabili, e sono il documento che si esibisce in verifica.
Le dichiarazioni che seguono la registrazione
Ottenuto il codice IVA rumeno, parte un calendario che non ha equivalenti nella gestione OSS. D300 e SAF-T si presentano anche nei periodi senza operazioni, valorizzati a zero; la D394 solo se vi sono operazioni interne con soggetti registrati ai fini IVA in Romania, acquisti compresi, anche quando si applica l’inversione contabile.
| Adempimento | Contenuto | Periodicità | Termine |
|---|---|---|---|
| D300 | Liquidazione IVA del periodo | Mensile o trimestrale | Giorno 25 del mese successivo |
| D394 | Operazioni interne con soggetti registrati ai fini IVA in Romania, solo se ve ne sono | Come la D300 | Giorno 30 del mese successivo |
| D390 | Operazioni intracomunitarie, trasferimenti inclusi | Mensile, se vi sono operazioni | Giorno 25 del mese successivo |
| SAF-T D406 | Dati contabili e fiscali strutturati, versione semplificata | Secondo il periodo IVA | Ultimo giorno del mese successivo |
| Intrastat | Movimenti fisici di beni intra-UE | Mensile, oltre soglia | Giorno 15 del mese successivo, all’INS |
La soglia Intrastat è di 1.000.000 di lei per flusso, confermata per il 2026 dall’Ordine dell’Istituto Nazionale di Statistica n. 1604/2025: arrivi e spedizioni si valutano separatamente. Per un e-commerce che rifornisce con regolarità un magazzino rumeno, la soglia sugli arrivi si raggiunge prima di quanto si pensi, perché contano i trasferimenti di beni propri e non solo le vendite. L’Intrastat si presenta all’Istituto Nazionale di Statistica e non ad ANAF: è l’unico adempimento del pacchetto che non passa dal portale fiscale, e per questo il più dimenticato.
Il SAF-T semplificato riguarda anche i soggetti non stabiliti con codice IVA rumeno, dal 1° gennaio 2025, e comprende solo le operazioni transitate da quel codice. Le sanzioni previste dall’art. 337^1 del Codice di procedura fiscale rumeno vanno da 1.000 a 5.000 lei per la mancata presentazione e da 500 a 1.500 lei per un file errato o incompleto; dal 2026 non esiste più il periodo di grazia sulle prime presentazioni.
Il calendario completo, mese per mese, è nella guida al calendario fiscale rumeno.
Casi particolari che ricorrono nell’e-commerce
Resi e note di credito. Nel commercio online il tasso di reso è strutturale e incide sulla liquidazione. La rettifica segue il regime dell’operazione originaria: un reso su una vendita OSS si rettifica nella dichiarazione OSS del periodo di competenza, un reso su una cessione interna rumena nella D300. Mescolare i due flussi produce differenze che emergono a fine anno, quando ricostruirle costa molto più tempo.
Spese di spedizione. Seguono di regola il trattamento della cessione principale. Fatturarle separatamente con un’aliquota diversa è un errore ricorrente nei carrelli configurati per il mercato italiano.
Vendite B2B a clienti rumeni. Non rientrano nell’OSS. Se la merce parte dall’Italia si tratta di una cessione intracomunitaria ordinaria, con i requisiti di prova del trasporto e la verifica del codice VIES della controparte. Se parte da un magazzino rumeno, è una cessione interna e va valutata l’eventuale applicazione dei meccanismi di inversione contabile previsti per determinati beni.
Dropshipping da Paesi terzi. Se il fornitore spedisce direttamente al consumatore da fuori dall’Unione, si entra nel perimetro dello IOSS — art. 315^2 del Codice fiscale rumeno — per le spedizioni di valore intrinseco fino a 150 euro. Sopra quella soglia l’IVA si assolve all’importazione, e la posizione dipende da chi figura come importatore. Sono flussi in cui la documentazione doganale conta quanto quella fiscale.
Beni ad aliquota ridotta. L’11% copre categorie definite dal Codice fiscale rumeno. Un catalogo che mescola prodotti a diversa aliquota va mappato voce per voce, sul testo in vigore, non per famiglia commerciale.
Merce che viaggia su strada. Alle spedizioni verso o dalla Romania si applica il sistema e-Transport: i trasporti internazionali vanno dichiarati indipendentemente dal tipo di bene, mentre la soglia dei veicoli di massa pari o superiore a 2,5 tonnellate rileva per i trasporti interni di beni ad alto rischio fiscale. Il codice UIT deve accompagnare la merce e, ai sensi dell’art. 11 della OUG 41/2022, resta valido 15 giorni di calendario sulle operazioni intracomunitarie e 5 su quelle interne.
Gli errori che vediamo più spesso
- Restare in OSS dopo aver attivato la logistica locale. È l’errore più costoso, perché produce mesi di cessioni interne non dichiarate.
- Non dichiarare i trasferimenti di beni propri verso il magazzino rumeno, che sono acquisti intracomunitari a tutti gli effetti.
- Calcolare la soglia dei 10.000 euro per singolo Paese invece che sul totale delle vendite a distanza nell’Unione.
- Applicare ancora il 19% perché il carrello o il listino sul marketplace non è stato aggiornato dopo l’agosto 2025.
- Dimenticare l’Intrastat sugli arrivi, sommando solo le vendite e non i rifornimenti.
- Omettere le dichiarazioni a zero nei mesi senza operazioni, credendo che l’assenza di attività sospenda l’obbligo.
- Non conservare i report di magazzino della piattaforma, unico documento che prova dove si trovava la merce.
Come lavoriamo
Il primo lavoro non è una registrazione: è una mappa dei flussi. Da dove parte la merce, per ciascun canale; dove si trova nel momento della vendita; chi è il cliente; chi emette la fattura. Da quella mappa esce l’elenco esatto degli obblighi, e in un numero non trascurabile di casi la risposta è che la registrazione rumena non serve e basta sistemare l’OSS.
Quando la registrazione serve, curiamo il fascicolo con il modulo 015, l’attribuzione del codice IVA e l’accesso al portale ANAF, e poi il ciclo dichiarativo completo: D300, D394, D390, SAF-T e Intrastat sopra soglia. I dati arrivano dai report della piattaforma e dal gestionale in uso — non chiediamo di cambiare software, la conversione nei tracciati rumeni la facciamo con strumenti sviluppati internamente.
Se esistono periodi pregressi da sanare, si parte da lì: l’ordine con cui si regolarizzano le posizioni determina il costo complessivo dell’operazione, e la correzione spontanea prima di un controllo pesa nel giudizio sulla buona fede. Il testo consolidato del Codice fiscale è consultabile su legislatie.just.ro.

